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GLI ISTITUTI DI PARTECIPAZIONE NEI REGOLAMENTI PARLAMENTARI ALL’AVVIO DELLA XVII LEGISLATURA: CRONACA DI UNA RIFORMA ANNUNCIATA, MA ANCORA DA MEDITARE

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Sommario: 1. Introduzione. 2. La pubblicità dei lavori parlamentari e il suo nesso con la partecipazione. 3. L’iniziativa di legge popolare. 4. Segue: la partecipazione dei presentatori ai lavori di Commissione e gli spunti di diritto comparato. 5. La tendenziale irrilevanza dell’istituto della petizione. 6. Ostacoli teorici (e psicologici) alle novelle regolamentari in tema di partecipazione.

1. Introduzione. Nel corso del sofferto avvio della XVII legislatura repubblicana si ravviva l'interesse per le possibili direttrici di riforma dei regolamenti parlamentari e si manifesta, in particolare tra le forze politiche al loro esordio in Parlamento, la propensione ad introdurre schemi procedimentali nuovi, volti a determinare una maggiore apertura dei Regolamenti verso le forze sociali, il corpo elettorale, i soggetti rappresentativi o esponenziali di interessi diffusi. Tuttavia, alcuni dati di contesto, quali la prolungata difficoltà di formare il Governo  e quindi la mancanza di una tradizionale dinamica di relazione tra maggioranza e opposizioni,  nonché la tendenza a conferire i crismi dell’antipolitica ai Gruppi parlamentari del Movimento 5 Stelle, proiettano “la distinzione di amico e nemico nell’estrema intensità di un legame o di una separazione”( ) non già tra i Gruppi medesimi, ma tra strategie ed istituti parlamentari tradizionali e presunti innesti di elementi spuri di democrazia diretta o deliberativa in seno alla vita delle assemblee legislative. Si può cogliere in questo aspetto un indizio di un più vasto fenomeno delle vicende parlamentari recenti: è la marcata tentazione a prospettare riforme radicali e palingenetiche dei Regolamenti per ottenere una nuova legittimazione delle Camere e attenuare o compensare l'eclissi di consenso alle forze politiche conosciute e che hanno dominato lo scenario recente( ).
 

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