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I costituzionalisti e le riforme: OSSERVAZIONI SULLA RIFORMA DEL BICAMERALISMO

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La riforma del bicameralismo volta a superare l’attuale bicameralismo perfetto può essere considerata, secondo chi scrive, una delle (non molte) revisioni costituzionali  utili e forse necessarie, tra quelle a cui si intende provvedere con i lavori previsti dal disegno costituzionale del governo del giugno 2012. E la forma  con la quale  dovrebbe essere adottata dovrebbe essere – per non violare i principi costituzionali – quella di una legge di revisione puntuale e omogenea, a norma dell’art. 138 della Costituzione.

In questa luce, il Senato dovrebbe essere trasformato in camera regionale. Bisogna però intendersi sulle condizioni di una tale trasformazione, poiché molti sono stati nel tempo i discorsi e i progetti che hanno considerato sotto questa o altra simile denominazione qualcosa che non merita di essere considerata tale. Si può osservare perciò, per punti sintetici, quanto segue.

1) La nuova camera, per risolvere i problemi posti dovrebbe  essere costituita come assemblea di rappresentanti degli enti regione, i cui membri sarebbero la diretta espressione degli stessi organi regionali. Ogni modalità di formazione diversa, come un’elezione popolare dei senatori sia pur legata alla celebrazione delle elezioni regionali, o come una camera mista di rappresentanti degli enti regione e di senatori elettivi, oltre a incorrere in difetti già mostrati da soluzioni quale quella spagnola, non raggiungerebbe la prima ed essenziale finalità che giustifica, sulla base, oltre che di esempi positivi di altri paesi, delle deficienze palesatesi nell’ordinamento italiano, la creazione di una tale camera, cioè: la salvaguardia del pieno rispetto dovuto alle autonomie regionali e locali, unitamente alla piena corresponsabilizzazione delle autonomie stesse nel mantenimento e nello sviluppo dell’unità nazionale.

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