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Libertà di pensiero e anonimato in Rete

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SOMMARIO :1. Offensive Internet e diritti dei privati. 2. Il  valore paradigmatico dell’anonimato per la libertà di pensiero 3. La funzione informativa della Rete 4. L’anonimato come difesa della persona da forme di controllo pervasive  5. Alcune provvisorie conclusioni


1. Offensive Internet e diritti dei privati.

L’avvento di un nuovo mezzo di comunicazione riapre, inevitabilmente, il discorso sulla libertà di manifestazione del pensiero e sul suo valore nella costellazione dei principi costituzionali.   Nell’ambito del dibattito sulle virtualità della Rete il tema dell’anonimato appare da questo punto di vista particolarmente fecondo,  in quanto rivela una nuova ed imprevedibile interazione tra lo sviluppo tecnologico e le  categorie giuridico-culturali fin qui elaborate.
Sino a qualche tempo fa l’interazione è apparsa, a dire il vero, impossibile, in ossequio ad  alcune convinzioni dilagate assieme all’uso della Rete : fra queste,  il mito  di una natura intangibile del mezzo, nato per l’anonimato e impossibile da correggere ; la difficoltà di concepire una disciplina applicabile ai più diversi punti del globo ; non ultima,  l’imperante esaltazione della libertà della Rete,  che pretendendo dai Provider assoluta neutralità  si è saldata incrollabilmente con l’interesse  di questi ultimi  a non essere ritenuti responsabili per l’illiceità dei messaggi trasmessi.
Queste convinzioni, nella loro assolutezza,  si sono rivelate col tempo semplici leggende. Lawrence Lessig  ha dimostrato  come il codice o  l’architettura che si limita ad individuare il computer dal quale proviene il messaggio non sono immutabili, e può ben essere arricchito da meccanismi che consentano l’identificazione del parlante .
  E’  stata altresì sperimentata la possibilità di impedire la ricezione, sul territorio nazionale,  di messaggi vietati, sia pure in modi e termini non assoluti.

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