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I costituzionalisti e le riforme: OLTRE IL PARLAMENTARISMO?

Sintesi della Relazione

L’attuale dibattito sulle modifiche costituzionali investe la forma di governo e con essa i rapporti fra legislativo ed esecutivo. Se da un lato appare diffusa la consapevolezza che le criticità della forma di governo parlamentare italiana debbano trovare soluzione in un rafforzamento dell’esecutivo non affidato esclusivamente ad ulteriori modifiche della legislazione elettorale e dei regolamenti parlamentari, dall’altro permangono significative oscillazioni fra stabilizzazione del governo e del suo presidente ed eventuale passaggio al ruolo governante del Capo dello Stato. L’intervento finalizzato a incidere sulla debolezza dell’esecutivo è inoltre reso più urgente dalle note difficoltà di superare la crisi economica del presente per la cui soluzione sarebbe richiesta non soltanto volontà politica, ma altresì adeguatezza di strumenti decisionali da utilizzare sia all’interno dell’ordinamento giuridico interno, sia nei rapporti con la Unione europea e le organizzazioni internazionali variamente coinvolte.  
L’esigenza di ripensare taluni profili della forma di governo ha radici remote e ha sinora suscitato numerose attenzioni istituzionali e politiche di cui la relazione compie una sistematica rassegna. Da tale ricostruzione emerge la convergenza sulla necessità di riformare il bicameralismo simmetrico, mentre rispetto alla forma di governo in senso stretto si registra una progressiva disaffezione verso il premierato inglese a vantaggio dell’opzione semipresidenziale di stampo francese.  A partire dal periodo di introduzione della legge elettorale maggioritaria, le proposte di revisione della forma parlamentare hanno in sostanza visto il tentativo di affiancare alla classica dottrina della rappresentanza fondata sul divieto di mandato imperativo quella del mandato vincolato. In base a quest’ultimo indirizzo il consolidamento del vertice del governo passa attraverso il rapporto diretto fra elettori e leader politico eletto con la sua maggioranza. I cittadini affidano alla maggioranza e al governo un mandato tendenzialmente immodificabile per la durata della legislatura, sicché la crisi di questo rapporto comporterebbe l’obbligo di ricorrere nuovamente al corpo elettorale.
      A prescindere dalla espressa modificazione del testo costituzionale, deve infine darsi atto del progressivo aumento del ruolo politicamente attivo del Presidente della Repubblica nella risoluzione delle crisi di governo, in decisioni di politica estera e di politica interna tradizionalmente  riservate al governo. L’indeterminatezza del ruolo previsto nel testo formale della costituzione e le incertezze fra ruolo di garanzia e quello di decisione politica sembrerebbero risolte dai più recenti progetti di legge di revisione, dall’opinione pubblica e dai media in favore di un interventismo presidenziale che va oltre i confini della funzione di moderazione.


 Materiali:

  1. Relazione - Giuseppe Vergottini
  2. Sintesi della relazione
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