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La nascita del Governo Renzi: molte novità, alcune conferme, qualche criticità

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Il repentino svolgersi degli avvenimenti ha prodotto in soli dieci giorni la caduta del Governo Letta e l’avvio del Governo Renzi.  Il 13 febbraio la direzione del PD ha fatto venir meno l’appoggio al Governo presieduto da Enrico Letta, ringraziando quest’ultimo per “il notevole lavoro svolto”, e rilevando nel contempo “la necessità e l’urgenza di aprire una fase nuova, con un nuovo esecutivo; il 14 febbraio il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Capo dello Stato; il 17 febbraio il Presidente della Repubblica ha conferito a Matteo Renzi l’incarico di formare un nuovo esecutivo; il 22 febbraio, avendo Renzi sciolto la riserva, è stato nominato il Governo da questi presieduto.
In questo così rapido, e per certi aspetti convulso percorso istituzionale, non pochi passaggi sono stati oggetto di osservazioni e valutazioni, anche critiche, da parte dei commentatori, ivi compresi i costituzionalisti. In un editoriale apparso su uno dei principali quotidiani nazionali, in particolare, si è sostenuto che si sono “registrati fatti inediti, eccezioni, stravaganze” (M. Ainis, Le dieci regole sovvertite dal nuovo galateo della politica, in Corriere della sera, 20 febbraio 2014).
Ed infatti, alcune novità appaiono eclatanti dal punto di vista della prassi e dell’attuazione delle scarne regole costituzionali che disciplinano il procedimento di formazione del Governo. Andando per ordine, per la prima volta alcune forze politiche – per l’esattezza la Lega e il Movimento 5 Stelle, hanno rifiutato di incontrare il Capo dello Stato durante le consultazioni da questi effettuate, così venendo meno ad un obbligo di comportamento che, secondo parte della dottrina, ben poteva considerarsi alla stregua di una consuetudine costituzionale. Per la prima volta il Presidente della Repubblica ha conferito l’incarico di formare il governo ad un sindaco non parlamentare. 

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