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I costituzionalisti e le riforme: OLTRE IL PARLAMENTARISMO?

sintesi della Relazione

Alla domanda che mi rivolge il titolo della relazione che mi è stata affidata rispondo senza esitazione: oltre il parlamentarismo per l’Italia c’e solo la regressione politica e giuridica di una qualche forma di presidenzialismo o semipresidenzialismo. Una regressione tripla. La Repubblica perderebbe l’organo di garanzia interno al sistema politico che ne impedisce gli arbitrii, i soprusi, le illegalità più evidenti, intervenendo prima che si commettano. Perderebbe il rappresentante dell’unità nazionale, perché un Presidente eletto da una maggioranza solo di essa sarebbe espressione. Non compenserebbe tali perdite il potenziamento del potere popolare. Perché lo si denomina “diretto” e sarebbe indotto. Lo si definisce “immediato” e si ridurrebbe al solo minuto in cui si segna la scheda, una volta ogni cinque anni. Lo si esalterà come “decidente” e si rivelerebbe plaudente colui che avrà deciso in sua vece. Implicherebbe la modifica diretta di quattro Titoli della seconda parte della Costituzione, sconvolgendola ed incidendo sulla prima Parte: la determinazione della politica nazionale da diritto dei cittadini si trasformerebbe in potere presidenziale. Alla crisi evidente del sistema politico, dovuta alla trasformazione profonda dei partiti, che sono in ogni democrazia i pilastri indefettibili, si risponderebbe con la concentrazione espansiva del potere politico effettivo in una persona sola. Gli effetti sulle altre istituzioni si riverserebbero a cascata per attenuarne o neutralizzarne competenze e funzioni.
È altra la causa fondamentale della crisi politica e istituzionale. La si può affrontare solo se, senza infingimenti e abbandonando i feticci delle ideologie della governabilità che fagocita la rappresentanza, del bipolarismo che sopprime la pluralità, del sistema maggioritario come soluzione di ogni problema, la si coglie esattamente nello svuotamento della rappresentanza, cioè del fondamento della democrazia moderna. Se si comprende che a risolverla non può che essere una rifondazione della rappresentanza che rispetti e rispecchi la pluralità delle domande, dei bisogni, dei progetti e delle culture politiche, che per la loro consistenza, identificano la Nazione italiana. Per quello che essa è irresistibilmente e sa eludere o infrangere ogni congegno di ingegneria istituzionale che le si oppone. Una rifondazione che ponga tale rappresentanza come presupposto, fondamento, legittimazione del governare, senza artifici, senza distorsioni ed estorsioni, immergendosi nella realtà sociale, senza che l’assolutismo della “governabilità” la schiacci delegittimandosi e risolvendosi nel suo opposto. Ne ha bisogno la democrazia italiana per potersi ricostituire e fronteggiare, con la forza della sua autenticità, le sfide del potere globale che la sovrasta e inverare la Costituzione nella condizioni storiche che si sono determinate.


 Materiali:

  1. Relazione - Gianni Ferrara
  2. Sintesi della relazione
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