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LA RIFORMA DELLE PROVINCE, CON DECRETO LEGGE, "NON S’HA DA FARE"

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1. Il tentativo di riordino delle Province con i dd. ll. 201/2011 e 95/2012
Il 19 luglio scorso è stata depositata la sentenza n. 220/2013 della Corte Costituzionale che, fin dall’uscita del comunicato stampa che ne annunciava l’esito, ha suscitato commenti contrastanti fra i giuristi e nell’opinione pubblica.
Come noto, l’oggetto del dictum della Consulta sono le disposizioni contenute in due diversi decreti legge, precisamente l’art. 23, commi 4, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 20 bis del d. l. 201/2011 e gli artt. 17 e 18 del d. l. 95/2012, recanti la disciplina per la riforma ed il riordino delle Province, della quale si deve brevemente riassumere il contenuto .
I due atti con forza di legge proponevano un intervento ampio e strutturale sull’assetto degli enti locali, fino a prevedere la soppressione di alcune Province e l’istituzione delle Città Metropolitane.
Più nello specifico, il d. l. 201/2011 conferiva alle Province “esclusivamente le funzioni di indirizzo e controllo e di coordinamento dell’attività dei Comuni nelle materie e nei limiti indicati con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze”, sopprimendo l’organo della Giunta e non prevedendo più l’elezione diretta dei membri del Consiglio e del Presidente.
L’altro intervento, successivo, denota una maggiore “timidezza” del legislatore che, resosi evidentemente conto dell’importanza dell’ente collocato in posizione intermedia tra Regione e Comune, disponeva la possibilità di intervento del Consiglio delle Autonomie Locali per l’approvazione del piano di riordino. Si deve però aggiungere che l’atto definitivo della riforma sarebbe stato una legge di iniziativa governativa, da emanarsi entro il 31 dicembre 2012. Si ponga però attenzione al fatto che questo termine è stato successivamente spostato all’anno successivo per le difficoltà incontrate nella realizzazione del nuovo assetto.
Accanto alla definitiva soppressione di molti enti provinciali, il d. l. 95/2012 prevedeva altresì l’istituzione delle Città Metropolitane, vale a dire organi scaturenti dall’accorpamento delle Province situate a poca distanza l’una dall’altra sotto un unico governo territoriale.
Appare subito evidente che si tratta di una riforma organica di portata totalmente innovativa e destinata a spiegare i suoi effetti su tutto il territorio nazionale e per un periodo di tempo estremamente lungo.

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